Sulla responsabilità professionale dell’avvocato. Il professionista è responsabile anche nei casi in cui la strategia difensiva è stata concordata col cliente.

Risarcibilità del danno derivante da incidente stradale con veicolo fermo.
16 September 2016
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Sulla responsabilità professionale dell’avvocato. Il professionista è responsabile anche nei casi in cui la strategia difensiva è stata concordata col cliente.

In ordine alla responsabilità professionale dell’avvocato è intervenuta la III Sezione Civile della Corte di Cassazione, con sentenza 26 febbraio – 20 maggio 2015, n. 10289 dichiarando che qualora l’avvocato abbia materialmente attuato una tattica processuale sbagliata, questi è tenuto a risarcire il cliente anche nei casi in cui quest’ultimo abbia fornito preventivamente il proprio consenso.
Secondo la Suprema Corte, infatti, il professionista incorre in responsabilità professionale pur facendo approvare al proprio cliente, mediante sottoscrizione, la strategia processuale che risulti sbagliata.
Tale orientamento sarebbe giustificato dal fatto che il privato, nella generalità dei casi, non possiede le cognizioni tecnico-giuridiche per poter valutare la scelta migliore, da un punto di vista strettamente processuale.
Non avendo pertanto esperienza nel campo giuridico (e segnatamente processuale) questi potrebbe non avere una chiara visione dell’errore giuridico nascosto dietro una determinata strategia.
Pertanto anche nei casi in cui vi sia stata materiale sottoscrizione da parte del cliente che abbia prestato consenso in ordine a una determinata strategia processuale, in capo all’avvocato incombe sempre un dovere di diligenza a cui non potrà sottrarsi, andando incontro a responsabilità professionale qualora il cliente abbia effettivamente subìto un pregiudizio derivante unicamente dalla strategia processuale che all’esito si riveli sbagliata.

Il professionista infatti è tenuto a rispettare durante tutto il corso del mandato che gli è stato conferito, non solo il dovere informativo verso il cliente in ordine alla dinamica processuale, ma altresì a dissuaderlo dall’affrontare un giudizio in tutto il suo arco temporale, qualora questo si presenti come presumibilmente sfavorevole.
Tale orientamento desta non poche perplessità legate al fatto che un processo, di qualunque natura esso sia, presenta pur sempre un esito incerto e, ove non si tratti di processi volti ad ottenere sentenze meramente dichiarative, al termine di esso vi è sempre una parte soccombente.
Tale situazione ben potrebbe spingere il cliente che si reputi insoddisfatto ad agire con animo malevolo verso il professionista per ottenere da questi il risarcimento, sul presupposto che l’avvocato non avrebbe intrapreso la strategia processuale migliore.

Se da una parte incombe sul cliente l’onere della prova in merito all’effettivo pregiudizio subìto, dovendo costui dimostrare il nesso di causalità tra la scelta processuale errata e il danno di natura economica che ha materialmente sopportato, dall’altro ricade in capo all’avvocato il dovere preventivo di informare il cliente non solo dei rischi connessi dall’intraprendere una eventuale azione giudiziale; ma altresì è tenuto a dissuadere il suo assistito dall’azionare contenziosi che abbiano il carattere della temerarietà della lite che intende intraprendere (sebbene in molti casi è logico presumere che cliente stesso ne sia già a conoscenza) con conseguente dovere informativo delle conseguenze, anche solo potenziali, che potranno in futuro risultare pregiudizievoli.

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